4632TraianoAdriano_M

Per la moneta d’argento i nomi sono molti, ma il primo e principale è nummus denarius – più semplicemente denarius – traducibile in “moneta da dieci”, denominata denaro nella tradizione numismatica. Il nome deriva dal suo valore, di dieci assi nelle origini repubblicane, essendo l’asse di bronzo l’unità di base del sistema monetario. In epoca imperiale il denaro, pur mantenendo quel nome, valeva in realtà sedici assi. Il suo peso si mantenne invariato con qualche oscillazione al ribasso fino all’inizio del III secolo d.C., mentre il materiale di cui era fatto, inizialmente argento al massimo livello di purezza possibile, già ai tempi di Nerone cominciò a contenere una parte sempre più consistente di altri metalli fino a raggiungere la metà circa. Con la riforma di Caracalla gli fu affiancato l’antoniniano – dal nome dello stesso Imperatore, che si chiamava Antonino – di valore doppio. Ben presto tuttavia anche l’antoniniano divenne di bronzo, con un contenuto d’argento insignificante. Nell’ultimo periodo dell’Impero sopravvisse una piccola moneta d’argento di peso molto variabile detta siliqua.
La moneta d’argento veniva usata per remunerare le prestazioni d’opera più professionali, quali ad esempio quelle dei militari e degli artigiani; pur rappresentando un traguardo per gli strati sociali più bassi, aveva una circolazione molto intensa e con essa si acquistavano capi di vestiario, utensili e oggetti per la vita domestica, nonché generi alimentari di pregio.