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  • GIULIO CESARE (49 – 44 a.C.)

    giulio cesareNasce nel 100 a.C. e dal 40 inizia a rivestire cariche politiche sempre più importanti.

    Dal 49 a.C. esercita a Roma un potere di tipo pressoché monarchico e impone al Senato il diritto di essere effigiato sulle monete. Fermenta l’ostilità di senatori e personalità influenti che, in nome del ripristino del potere delle istituzioni repubblicane, ordiscono una congiura; Giulio Cesare cade pugnalato a morte mentre si reca in Senato il 15 marzo dell’anno 44 a.C..

    La sua monetazione si inquadra in un periodo di disordine politico nel quale le varie emissioni non sempre obbediscono a criteri metrologici ufficiali. Quelle con l’effigie sono molto più rare e in maggioranza postume, coniate a opera dei suoi seguaci per celebrarne la memoria e affermare pubblicamente la propria posizione politica.

  • BRUTO (42 a.C.)

    brutoNasce intorno all’anno 85 a.C. e parteggia per gli oppositori di Giulio Cesare nella sanguinosa lotta per il potere che ne vede il trionfo. Ciononostante è apprezzato dallo stesso Giulio Cesare che, conquistato il potere, gli conferisce importanti cariche pubbliche  e addirittura lo adotta. Insofferente per il potere accumulato dal suo mecenate, Bruto è tra i promotori della congiura contro di lui e anzi, secondo la tradizione, partecipa personalmente alla sua uccisione ed è poi costretto a fuggire da Roma, inseguito dai seguaci dell’imperatore fino in Macedonia ove si suicida, nel 42 a.C.

    Le monete che riportano il nome di Bruto, coniate tutte nel 42 a.C. in zecche itineranti che seguivano i movimenti dell’esercito allestito dai congiurati, sono in generale molto rare; quelle con la sua effigie sono della massima rarità. In particolare il denaro d’argento, oltre all’effigie, riproduce al rovescio i simboli della congiura contro Giulio Cesare e la data della sua uccisione e costituisce una delle monete in assoluto più famose. Non esistono monete in bronzo al nome di Bruto.

  • CLEOPATRA VII REGINA D’EGITTO E MARCO ANTONIO (37 – 31 a.C.)

    marco antonioErede della famiglia dei Tolomei che regnò sull’Egitto nei tre secoli precedenti l’era cristiana, invitata a Roma da Giulio Cesare nel 46 a.C. vi si trattiene fino alla sua uccisione. Rivendica di aver avuto un figlio da Cesare e dopo averne invano preteso il riconoscimento dai Romani, per avvicinare i due stati, si avvicina a Marco Antonio e ne conquista il favore inducendolo a sposarla, a stabilirsi ad Alessandria con lei e a restituire al regno dei Tolomei alcuni territori conquistati.

    Cavalcando l’onda dell’ostilità dell’opinione pubblica romana, Ottaviano, futuro Imperatore Augusto, allestisce una poderosa spedizione militare che si confronta con una forza analoga, messa in campo dalla coppia avversaria. Dallo storico scontro, che vede la vittoria di Ottaviano, trarrà origine non solo il suo enorme potere personale, causa per Roma del passaggio dalla repubblica all’impero, ma anche l’assorbimento nella civiltà romana del mondo ellenistico, di cui il regno dei Tolomei costituiva ormai l’unica entità in grado di essere autonoma da Roma. Travolto dagli eventi, Marco Antonio si toglie la vita. Cleopatra ne segue la sorte offrendosi, come vuole la leggenda, al morso di un’aspide.

    Esiste un’ unica moneta relativa ai due personaggi: si tratta di un denaro d’argento coniato ad Alessandria nel 34 a.C., che riproduce al diritto e al rovescio rispettivamente le effigi di Cleopatra e di Marco Antonio. Esemplare di grande rarità, oltre che di grandissimo fascino, per il valore di testimonianza della vicenda umana e politica di una delle coppie più famose della storia.

  • AUGUSTO (27 a.C. – 14 d.C.)

    SfondoAugustoCaio Ottavio, figlio di una nipote di Giulio Cesare, nasce nel 63 a.C. Rimasto orfano di padre, viene adottato da Giulio Cesare con il nome di Caio Giulio Cesare Ottaviano. Dopo l’uccisione del prozio, seppure ancora giovanissimo, prende in mano le redini del comando e annienta fisicamente e politicamente gli avversari di Giulio Cesare. Negli anni successivi Ottaviano consolida il suo potere personale fino a rimanere padrone assoluto del campo con la sconfitta e il suicidio di Marco Antonio. L’Impero Romano come entità giuridica statuale si fa tuttavia risalire solo al 27 a.C., anno in cui il Senato gli attribuisce formalmente il potere assoluto e il titolo di Augusto.

    Nella parte centrale della sua vita Ottaviano, ormai comunemente chiamato Augusto, consolida i confini dell’Impero, assicurando a Roma un lungo periodo di pace, e attua riforme importanti: riporta alla razionalità il sistema monetario stabilendo un rapporto di valore fisso fra monete di metalli diversi. Da allora, nei secoli successivi e fino alla prima metà del secolo XX, le monete d’oro e d’argento avranno un valore nominale di scambio pari al valore del metallo in esse contenuto, mentre a quelle di lega a base di rame (bronzo o oricalco) sarà attribuito un valore nominale convenzionale, indipendente dal valore intrinseco del metallo.

    Augusto muore nel 14 d.C. all’età di 76 anni.

  • TIBERIO (14 – 37 d.C.)

    tiberioFigliastro di Augusto, Tiberio nasce nel 42 a.C.. Nei primi decenni della sua vita, oscurato dai discendenti diretti dell’Imperatore, si dedica alla vita militare al comando di eserciti in varie parti dell’Impero. Solo nel 4 d.C., morti gli ultimi discendenti diretti, Augusto lo adotta e lo indica come suo successore. Abile amministratore ma di temperamento sospettoso, viene influenzato ad arte da collaboratori che perseguono obiettivi di potere personale e porta alla proscrizione, quando non all’eliminazione fisica, molti membri della famiglia imperiale, in particolare negli ultimi anni in cui, ritiratosi nella sua fastosa villa di Capri, esercita il potere indirizzando al Senato disposizioni scritte che non consentono repliche. Muore, fra il sollievo generale, nel 37 d.C. all’età di 79 anni.

    La monetazione di Tiberio prosegue nel solco della riforma augustea e si caratterizza per l’uniformità dei tipi monetali prodotti. Il sesterzio di oricalco con ritratto è estremamente raro e può presentare l’effigie rivolta tanto a destra quanto a sinistra.

  • CALIGOLA (37 – 41 d.C.)

    caligolaCaio Giulio Cesare Germanico, detto Caligola, nasce nel 12 d.C. e fin da ragazzo accompagna il padre, nipote di Tiberio, negli accampamenti militari indossando la calzatura tipica dei legionari detta “caliga”, da cui il soprannome che lo consegnerà alla storia. Negli ultimi anni del suo regno, Tiberio accetta la vicinanza del giovane Caligola, pur senza indicarlo formalmente come suo successore. Alla sua morte, Caligola appare il candidato ideale alla successione. Nei primi mesi di governo l’imperatore corrisponde alle aspettative, ma ben presto dà segni di squilibrio mentale e si abbandona a stranezze ed eccessi di ogni genere, durati tre lunghi anni, finché una congiura di pretoriani non lo elimina dalla scena, con sollievo generale almeno pari a quello che aveva accolto la morte del suo predecessore.

    Le stravaganze di Caligola non riguardano la monetazione, che resta invece strettamente ancorata ai canoni della riforma augustea. Le sue monete, tutte di grande rarità per la relativa brevità del suo regno, in quanto documenti ufficiali non riportano mai il soprannome di Caligola.

  • CLAUDIO (41 – 54 d.C.)

    claudioFratello di Germanico e zio di Caligola, Claudio, nato nel 10 a.C., non godendo di buona salute conduce vita ritirata e dedita agli studi, cosa che lo rende immune dalle proscrizioni di Tiberio. Tuttavia, dopo il torbido periodo di Tiberio e il burrascoso regno di Caligola, la sua età, già avanzata per l’epoca, e la sua saggezza di studioso sembrano la soluzione migliore per la successione. In effetti il regno di Claudio, grande amministratore, assicura alla società romana il periodo di stabilità di cui aveva grandemente bisogno. Dopo travagliate esperienze coniugali, sposa in quarte nozze la nipote Agrippina e ne adotta il figlio Nerone, che nomina suo erede. Muore nel 54 d.C, all’età di 63 anni, probabilmente avvelenato dalla moglie che aspira a vedere il figlio sul trono.

    Anche la monetazione di Claudio ricalca senza alcuna variazione il sistema monetario introdotto da Augusto.

  • NERONE (54 – 68 d.C.)

    neroneNato nel 37 d.C. da Agrippina, Nerone si circonda inizialmente di saggi consiglieri, che riescono a neutralizzare la nefasta influenza che la madre pretende di esercitare su di lui. Tuttavia, a partire dal 62 d.C., mette da parte i collaboratori e si dà a ogni genere di nefandezze, tanto che a lui viene attribuito l’incendio che nel 64 d.C. distrugge il centro di Roma. Non esistono in proposito riscontri documentali, ma è accertato che abbia approfittato della distruzione per farsi erigere una dimora di straordinaria magnificenza, la Domus Aurea. Negli anni successivi, abbandona Roma per lunghi periodi, disinteressandosi del governo e soggiornando in varie località della Grecia, alla ricerca di ispirazione artistica e letteraria per soddisfare le sue maniacali aspirazioni nel campo. La vastità e complessità di gestione dell’Impero non consentono un tale comportamento, per cui serpeggiano rivolte nelle guarnigioni delle province occidentali, ciascuna delle quali proponeva il proprio comandante per la sostituzione di Nerone. La situazione precipita: deposto dal Senato e dichiarato nemico pubblico, dopo un tentativo di fuga Nerone si suicida, ponendo fine alla dinastia che aveva governato Roma dai tempi di Giulio Cesare e aprendo le porte al primo periodo di vera crisi istituzionale dell’Impero Romano.

    Per quanto riguarda il governo della moneta, Nerone introduce una riforma i cui positivi effetti di stabilizzazione si protraggono per i successivi 150 anni; preso atto dell’aumento del valore di mercato dei metalli preziosi, che determinava la sparizione dalla circolazione delle monete d’oro e d’argento con gravi difficoltà agli scambi, egli riduce il peso di tali monete, lasciando invariati sia il valore nominale, sia il rapporto fra i relativi pesi.

  • VESPASIANO (69 – 79 d.C.)

    vespasianoNato nel 9 d.C. Flavio Vespasiano, primo imperatore di famiglia non patrizia, emerge per meriti militari durante i regni di Claudio e di Nerone, dal quale riceve importanti incarichi di governo in varie province dell’Impero. Nel corso della crisi istituzionale seguita alla morte di Nerone si trova in oriente e non partecipa alle faide di potere per la successione. Ciononostante la sua candidatura, emersa all’interno degli ambienti militari, viene subito universalmente accettata. Richiamato a Roma, vi entra nel 69 d.C. già in veste di Imperatore, inaugurando una prassi di ingerenza dell’esercito nella vita politica che diverrà la norma nei secoli successivi. Dà inizio a un periodo di pace e di buona amministrazione, dedicandosi a dare al potere imperiale una veste costituzionale precisa che, pur senza mortificarle totalmente, mette fine alle istituzioni repubblicane. Risana le finanze dello stato attraverso l’eliminazione dei privilegi fiscali e promuove le opere pubbliche sia in Roma sia nelle province. La più nota è l’Anfiteatro Flavio, detto Colosseo, terminato solo dopo la sua morte. Muore nel 79 d.C., a 69 anni.

    La sua monetazione segue i canoni della riforma introdotta da Nerone, fatto salvo il titolo del denaro d’argento che, durante il suo regno, scende ulteriormente al valore di 850.

  • TITO (79 – 81 d.C.)

    titoFiglio di Vespasiano, nasce nel 41 a.C. e fin da ragazzo segue il padre nei suoi incarichi. Alla sua morte, la successione di Tito rappresenta l’evoluzione naturale visto che Vespasiano aveva da sempre associato a sé il figlio in funzioni pubbliche. Durante quel periodo Tito aveva dato così buona prova di sé da meritarsi l’appellativo di “delizia del genere umano”. Il suo regno inizia perciò sotto i migliori auspici ma è funestato da grandi calamità, fra le quali la più famosa è l’eruzione del Vesuvio con la distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia. Nell’occasione Tito offre ulteriore prova delle sue qualità umane e di governo. Uno dei rari momenti felici del suo regno è l’inaugurazione del Colosseo, avvenuta nell’anno 80 d.C. e celebrata con un periodo di magnifiche feste. Muore nell’anno 81 d.C., a soli 42 anni, nel rimpianto generale.

    L’associazione di Tito al padre nelle funzioni pubbliche determina il fatto che le sue emissioni monetarie inizino molto prima della sua nomina a Imperatore e non si distinguano da quelle del padre se non per l’effigie.

  • DOMIZIANO (81 – 96 d.C.)

    domizianoFiglio di Vespasiano, nasce nel 51 d.C.. Dieci anni più giovane del fratello Tito, fin dai primi anni di regno del padre viene anch’egli coinvolto in numerose funzioni pubbliche, sia pure di rilievo minore in ragione della sua più giovane età. Rivela subito l’invidia per il fratello e il carattere ambizioso e dispotico. Alla morte del padre reclama per se una parte dell’Impero e Tito, per assecondarlo, lo associa al trono proclamandolo suo successore. Morto anche Tito, nell’anno 81 d.C. Domiziano diviene Imperatore non senza l’opposizione del Senato. La contesa fra l’Imperatore e il Senato domina tutto il suo regno, oscurando anche la competenza con cui segue gli affari di stato. Mosso dalla vanagloria inizia discutibili guerre di consolidamento dei confini, con esiti non sempre favorevoli che tuttavia pretende di celebrare con il trionfo, il che rende necessario inasprire il prelievo fiscale e fa degenerare il rapporto con il Senato in lotta aperta. Ritornano i tempi delle congiure e del terrore finché una nuova congiura porta Domiziano alla morte, pugnalato nel suo stesso palazzo all’età di soli 45 anni.

    Per quanto riguarda la monetazione, nell’ambito della sua politica ambiziosa, Domiziano tenta di riportare peso e titolo delle monete d’oro e d’argento ai valori precedenti alla riforma di Nerone, con una manovra dal risultato parziale e presto abbandonata dai suoi successori. Le monete d’oro e d’argento di Domiziano sono quindi di peso e titolo leggermente superiori.

  • TRAIANO (98 – 117 d.C.)

    RidTraianoNasce in Spagna nel 53 d.C. da una famiglia locale di antiche origini, ma non romana. E’ il primo Imperatore di origine provinciale. Dotato di grandi capacità militari, non delude le aspettative anche in campo civile, meritando l’appellativo di “optimus princeps”: il suo regno è considerato uno dei migliori della storia non solo romana. In 19 anni di governo, porta l’Impero alla sua massima estensione territoriale. Innumerevoli sono le opere pubbliche, strade, ponti, porti, acquedotti, di cui Traiano promuove la costruzione in tutto l’Impero. Muore nel 117 per una malattia contratta in una spedizione militare in oriente e le sue ceneri vengono portate trionfalmente a Roma e deposte all’interno della Colonna Traiana, che assume quindi anche la funzione di monumento sepolcrale. Inizia il periodo più luminoso della storia di Roma, destinato a durare poco meno di 100 anni.

    Sul piano monetario Traiano, dando prova di realismo e di saggezza amministrativa, pone quasi subito fine ai velleitari tentativi di rivalutazione delle monete d’oro e d’argento messi in atto da Domiziano e ritorna stabilmente ai pesi determinati dalla riforma di Nerone.

  • ADRIANO (117 – 138 d.C.)

    adrianoNato nel 76 d.C., orfano di padre, viene adottato dal cugino Traiano che lo coinvolge fin da giovane nelle sue imprese militari. La sua successione a Traiano avviene quindi senza opposizioni. Ma mentre Traiano era di temperamento guerriero, Adriano predilige le lettere, le arti e la cultura in genere, pur essendo anche un valoroso comandante militare. Dimostra il suo stile di governo venendo a patti con i Parti e gli Armeni e restituendo loro terre conquistate dal suo predecessore, in cambio della una pace ai confini orientali. Lascia poi ai suoi collaboratori il compito di amministrare l’Impero e si dedica a viaggiare per tutte le province per ben 17 dei 21 anni di regno, con l’intento di rafforzarne il legame con Roma e di dimostrare la vocazione universale dell’Impero. Porta con sé valenti tecnici e maestranze per lasciare in ogni provincia traccia del suo passaggio con opere pubbliche che rispondano a esigenze delle comunità locali; fra esse, valga per tutte come esempio, il famoso Vallo che porta il suo nome, al confine settentrionale dell’Impero nell’attuale Gran Bretagna. Muore nel 138 d.C. dopo aver assicurato a Roma uno dei periodi di maggiore prosperità.

    La sua monetazione, molto varia per quanto riguarda la celebrazione dei suoi viaggi, è assolutamente stabile in quanto a peso e titolo delle monete e risponde totalmente ai canoni della  riforma introdotta da Nerone.

  • MARCO AURELIO (161 – 180 d.C.)

    Marco AurelioNato nel 121 d.C. da famiglia romana di antichissime origini, sposa la figlia dell’Imperatore Antonino Pio, che lo adotta e gli conferisce il titolo di Cesare designandolo alla sua successione.

    Il suo regno è caratterizzato da una lunga serie di guerre difensive ai confini dell’Impero, che inizia a manifestare i primi sintomi dello sfaldamento che ne decreterà la fine. Le sue imprese sono coronate da grande successo e il favore dell’esercito e nel popolo è enorme. Sa esercitare il comando anche negli affari civili, mantenendo uno stile di vita sobrio e privo di arroganza, in linea con la profondità dei suoi studi, testimoniata ne “I pensieri”, meraviglioso libretto di meditazioni e riflessioni in lingua greca, una delle opere filosofiche più significative dell’antichità. La morte lo coglie a Vienna nel 180 d.C.; con lui termina il periodo più luminoso della storia di Roma, inaugurato con il regno di Traiano quasi 100 anni prima.

    Dal punto di vista monetario, anche Marco Aurelio rimane fedele alla riforma introdotta da Nerone salvo che per la progressiva svalutazione del denaro d’argento che, nel corso del suo regno, scende ulteriormente di titolo fino a raggiungere il valore di 750.

  • COMMODO (180 – 192 d.C.)

    commodoFiglio di Marco Aurelio, nasce nel 161 d.C.; il padre lo vuole al proprio fianco fin da giovanissimo nelle cerimonie pubbliche in Roma e in varie spedizioni militari, finché nel 177 d.C. lo associa a sé nella suprema autorità. Alla sua morte, la successione viene dunque accolta dal favore generale, anche perché il giovane Commodo mostra di operare in modo affine al padre. Ben presto però abbandona le cure del governo per dedicarsi a ogni possibile divertimento, esibendosi egli stesso negli anfiteatri in combattimenti gladiatori. Insensibile a ogni richiamo a un comportamento più consono alla dignità imperiale, è oggetto di una congiura di palazzo dalla quale si salva e da cui trae pretesto per inaugurare una stagione di inaudite crudeltà contro cittadini illustri e membri della sua stessa famiglia, finché una seconda congiura non lo porta alla morte nel 192 d.C. all’età di soli 31 anni.

    Nonostante le crudeltà e la supponenza Commodo non fu totalmente inetto, né come comandante militare, né come amministrator: che il suo regno rappresenta ancora un periodo di grande prosperità per l’Impero. La sua monetazione, in linea con quella del padre, prosegue totalmente nell’ambito della riforma di Nerone.

  • SETTIMIO SEVERO (193 – 211 d.C.)

    settimioNato nel 146 d.C., emerge fra i comandanti militari nel travagliato periodo seguito all’uccisione di Commodo. Proclamato Imperatore dai suoi soldati nel 193 d.C., ferma a oriente l’avanzata dei Parti e si insedia a Roma dal 196 d.C..Inaugura un fecondo periodo di pace durante il quale amplia la capitale e fa costruire importanti opere pubbliche anche nelle province. Nel 208 d.C., preoccupato per le continue scorrerie dei popoli all’interno del Vallo di Adriano, lascia Roma con i figli Caracalla e Geta, da lui associati al potere e si reca in Gran Bretagna risolvendo la difficile situazione con una serie di successi militari, ma trovandovi purtroppo la morte nel 211 d.C..

    Settimio Severo rimane fermamente ancorato al sistema monetario introdotto da Nerone, ma, come i suoi predecessori, non può arrestare la progressiva svalutazione del denaro d’argento, che, durante il suo regno, scende ancora di titolo arrivando al valore di 600.

  • CARACALLA (211 – 217 d.C.)

    caracallaMarco Aurelio Antonino, figlio di Settimio Severo, nasce nel 188 d.C. Il soprannome Caracalla gli deriva dalla veste lunga fino a terra che ama indossare. Alla morte del padre condivide il potere con il fratello Geta, che gode di grande prestigio negli ambienti militari; spinto da gelosia e ambizione non esita a ucciderlo con le sue stesse mani, dando il via a una serie di crudeltà inaudite contro chiunque osi discutere il suo potere. Convinto delle proprie doti di condottiero, inizia una serie di campagne militari ma nel 217 d.C., durante una di esse, viene ucciso a soli 29 anni dai suoi stessi esasperati soldati. Il suo nome è più noto di altri per la promulgazione della Constitutio Antoniniana, meglio conosciuta come Editto di Caracalla, che concede la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’Impero, nonché per il complesso termale in Roma che porta il suo nome.

    Le mutate condizioni economiche e la continua svalutazione del denaro d’argento inducono Caracalla a modificare il sistema monetario di Nerone con l’introduzione di una nuova moneta d’argento, che da lui prende il nome di antoniniano, del valore di 2 denari e con la modifica dei pesi e dei valori reciproci L’antoniniano si distingue dal denaro per un diametro maggiore, ma soprattutto perché l’effigie è coronata da un cerchio d’oro sormontato da punte aguzze, come raggi di un simbolico sole, e per questo motivo si descrive come “radiata”.

  • GORDIANO III (238 – 244 d.C.)

    gordianoDopo la morte di Caracalla, il lento declino dell’Impero Romano subisce un’accelerazione con la progressiva perdita di territori e la breve durata dei regni, spesso conclusa con l’uccisione dell’Imperatore a seguito di congiure o di insubordinazioni militari. Gordiano III, uno dei più significativi di questo periodo, viene acclamato Imperatore in età giovanissima, probabilmente intorno ai 13 anni; non si conosce con certezza il suo anno di nascita. Fronteggia attacchi esterni e insurrezioni interne all’Impero ma il suo nome è legato soprattutto alla lunga e vittoriosa guerra contro l’esercito persiano, che, giunto sulle sponde del Mediterraneo, minacciava di invadere l’Italia. Mentre Gordiano è impegnato in oriente contro i Persiani, i suoi oppositori interni, temendone il consolidamento al potere per effetto delle sue vittorie, tagliano i rifornimenti alle truppe combattenti fino a provocarne la rivolta, che si conclude con l’uccisione del giovane imperatore.

    Per quanto riguarda la monetazione, durante il regno di Gordiano III vige ancora la riforma di Caracalla ma con pesi ridotti, come, in assenza di fonti scritte, si desume dall’esame statistico delle monete pervenute fino a noi. E’ importante notare che, a partire dagli ultimi anni del regno di Gordiano III, l’antoniniano, pur diminuendo progressivamente di titolo, resta l’unica moneta definibile d’argento, mentre il denaro diviene in brevissimo tempo una monetina di bronzo dal potere d’acquisto estremamente limitato.

  • AURELIANO (270 – 275 d.C.)

    aurelianoUno degli imperatori più significativi del III secolo d.C., giunge al potere con una brillante carriera militare, acclamato dai suoi soldati nel 270 d.C.. Pur con il continuo impegno contro le incursioni dei popoli confinanti, Aureliano arricchisce Roma di nuovi edifici e di una grande cinta fortificata di mura. Anche il suo regno, come per quasi tutto il III secolo, terminerà nel sangue, con la sua uccisione da parte sui stessi uomini nel corso di una spedizione militare in oriente.

    La figura di Aureliano occupa un posto di rilievo anche nella monetazione, per il suo tentativo di rimettere ordine nel sistema monetario, ormai caduto nella più totale confusione. L’antoniniano è ormai una piccola moneta in bronzo senza più tracce d’argento e cessano le condizioni per coniare sesterzi che, pur ridotti ulteriormente e drasticamente nel peso e nel diametro, mantengono un peso maggiore a parità di metallo rispetto ad antoniniani e denari, mentre dovrebbero rappresentarne un sottomultiplo.

  • DIOCLEZIANO (284 – 305 d.C.)

    dioclezianoBrillante comandante militare di origini dalmate, è acclamato imperatore dai suoi soldati nel 284 d.C., secondo la prassi costante in quel periodo. Associa al trono Massimiano, fido compagno d’armi, e, diviso il territorio dell’Impero in zone di competenza, inizia con lui un’opera di stabilizzazione dei confini e di eliminazione delle continue rivolte interne durata circa un decennio. Concepisce una riforma costituzionale che articola il potere imperiale in una tetrarchia composta da due Augusti, ciascuno con competenza territoriale suddivisa, e due Cesari destinati a succedere ai due Augusti ma già titolari di poteri e responsabilità autonome; la riforma entra in vigore nel 294 d.C. con la prima tetrarchia, composta da Diocleziano e Massimiano, Augusti, e Galerio Massimiano e Costanzo Cloro, Cesari. Nel 305, sentendo conclusa la sua opera, abdica insieme a Massimiano lasciando il potere ai Cesari che divennero così Augusti e si ritira in una splendida villa nella terra natale fino alla morte.

    L’importanza di Diocleziano risalta anche in campo monetario in quanto egli, preso atto del disordine monetario in atto da decenni e dell’inutilità di provvedimenti parziali, negli anni 295/296 d.C. introduce una radicale e funzionale riforma.

  • COSTANTINO (307 – 337 d.C.)

    costantinoFiglio di Costanzo Cloro, uno dei due Cesari divenuto Augusto dopo l’abdicazione di Diocleziano, nasce nel 274 d.C. Morto il padre, si proclama a sua volta Augusto e apre un periodo di sanguinose guerre interne culminato con la battaglia ai Saxa Rubra alle porte di Roma. In quella battaglia, sconfigge Massenzio, ultimo avversario in occidente,  ed entra in trionfo in città, condividendo il potere solo più con il cognato Licinio che governava in oriente. Nel decennio successivo si dedica a consolidare il potere con importanti innovazioni, fra le quali la libertà di culto per i cristiani sancita da un famoso editto che porta il suo nome. Elimina Licinio e prepara una nuova capitale per l’Impero, la città di Bisanzio, che, ampliata, fortificata e con il nome mutato in Costantinopoli, diviene ufficialmente sede dell’imperatore nel 330 d.C.. Sentendo declinare le forze, assegna a ciascuno dei tre figli una parte dell’Impero nella speranza – vana – di evitare guerre fratricide per la successione. Muore a 63 anni.

    Per quanto riguarda gli aspetti monetari del regno di Costantino, va premesso il fatto che il decentramento del potere favorito dalla riforma costituzionale di Diocleziano aveva accentuato la tendenza all’autonomia di ogni provincia, con emissioni locali difficilmente inquadrabili in un quadro generale razionale. Le monete più significative sono il solido d’oro, la siliqua d’argento e il follis di bronzo.

  • GIULIANO detto “il Filosofo” ovvero “l’Apostata” (361 – 363 d.C.)

    giulianoUltimo imperatore della famiglia di Costantino, nasce a Costantinopoli nel 331 d.C. e vive la gioventù confinato in isolamento dal cugino Costanzo che ne teme la concorrenza per il potere. Si dedica agli studi, accostandosi ai classici della letteratura e della filosofia, e maturò un forte risentimento verso la religione cristiana che è obbligato a professare contro la sua volontà. Dopo aver prevalso nella lotta contro i due fratelli, Costanzo non ritiene più Giuliano un pericolo e lo nomina Cesare, affidandogli l’esercito in Gallia. Il giovane Giuliano rivela invece insospettate qualità di comandante e, dopo anni di vittorie militari, viene proclamato imperatore dai suoi soldati. Quando Costanzo si ammala e muore, Giuliano rimane unico Imperatore.

    Nel suo breve regno mostra nell’amministrazione dello stato qualità non inferiori a quelle di comandante militare e, fra l’altro, tenta di restaurare il paganesimo, ritenendolo un presupposto della passata grandezza dell’Impero; allontana i cristiani dalle cariche pubbliche ma senza perseguitarli. Muore in battaglia combattendo contro i Sassanidi.

    In campo monetario, dopo la morte di Costantino vi furono ulteriori modificazioni con la diminuzione del peso della siliqua e l’apparire di nuove monete in bronzo denominate maiorina, doppia maiorina e centennionale.

  • TEODOSIO I (379 – 395 d.C.)

    teodosioNato nel 346 d.C. da una famiglia spagnola imparentata con Traiano, in virtù delle sue qualità militari viene nominato nel 379 d.C. imperatore in oriente da Graziano, già imperatore in occidente, secondo una consolidata ripartizione geografica del potere. Abbracciato il Cristianesimo, proclama un editto in base al quale tale religione diviene culto ufficiale dell’Impero e lo diffonde anche in occidente. Si prodiga per tenere in piedi l’Impero muovendosi da oriente a occidente per far fronte agli attacchi esterni e interni. Nel 394 d.C. riunisce per l’ultima volta in un’unica persona tutte le prerogative imperiali. Situazione che dura ben poco perché l’anno successivo, con la sua morte prematura, l’Impero, per sua stessa disposizione testamentaria, viene diviso fra i suoi due figli in Impero d’Occidente, con capitale Roma, affidato ad Onorio, e Impero d’Oriente, con capitale Costantinopoli, affidato ad Arcadio. Una scissione definitiva in due unità statali del tutto distinte. L’Impero di Occidente si sfaldò ben presto dopo un’agonia di 80 anni, mentre quello di Oriente prospera per ben 10 secoli e mezzo, potenza egemone del mondo medioevale nel Mediterraneo.

    La monetazione di Teodosio non si discosta da quella della sua travagliata epoca e vede, accanto al solido d’oro, che mantiene il suo peso teorico di gr. 4,54, una siliqua d’argento ridotta a un peso inferiore a gr. 2 e una maiorina ridotta di bronzo del peso di circa gr. 6.

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