dioclezianoDIOCLEZIANO (284 – 305 d.C.)

Diocleziano, brillante comandante militare di origini dalmate, fu acclamato Imperatore dai suoi soldati nel 284 d.C., secondo la prassi costante in quel periodo. Egli associò al trono Massimiano, suo fido compagno d’armi, e, diviso il territorio dell’Impero in zone di competenza, iniziò con lui un’opera di stabilizzazione dei confini e di eliminazione delle continue rivolte interne durata circa un decennio.Convinto che la difesa dei confini poteva essere assicurata solo in assenza di secessioni interne, Diocleziano concepì una riforma costituzionale che articolava il potere imperiale in una Tetrarchia, composta da due Augusti, ciascuno con competenza territoriale suddivisa, e due Cesari, destinati a succedere ai due Augusti, ma già titolari di poteri e responsabilità effettive ed autonome; la riforma entrò in vigore nel 294 d.C. con la prima Tetrarchia, composta da Diocleziano e Massimiano, Augusti, e Galerio Massimiano e Costanzo Cloro, Cesari.Nel 305 d.C. Diocleziano, sentendo conclusa la sua opera ai vertici dello stato, abdicò insieme a Massimiano, lasciando il potere ai Cesari che divennero così Augusti, e si ritirò in una splendida villa nella terra natale, ove morì nel 313 d.C..L’importanza di Diocleziano risalta anche in campo monetario in quanto egli, preso atto del disordine monetario in atto da decenni e dell’inutilità di provvedimenti parziali, negli anni 295/296 d.C. introduce una radicale riforma; in sostanza, declassati Denari e Antoniniani a numerari di bronzo di valore più basso, Diocleziano articola il suo sistema monetario sulle monete seguenti:- una moneta di bronzo argentato del probabile valore di 8 Denari, del peso teorico di gr. 15 circa, ma in realtà abbastanza inferiore, e di diametro compreso fra 27 e 29 mm; secondo la tradizione numismatica, tale moneta viene impropriamente denominata “Follis”, che in realtà significa “borsa” e che era il nome dato all’epoca ad un sacchetto di monete in lega di rame, valutato in base al suo peso;- una moneta d’argento di buon titolo, circa 950, in tutto simile al Denaro della riforma di Nerone, del peso teorico di gr. 3,41 e del probabile valore di 25 Denari, che si definisce Argenteo, non essendoci noto quale fosse il nome datole all’epoca;- infine l’Aureo del peso teorico di gr. 5,45 pari a quello stabilito dalla riforma di Caracalla, del valore di 25 Argentei e quindi di 625 Denari.

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